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Italia indaghi sulle pratiche fiscali di McDonald’s

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L’Italia è ferma al palo. L’Unione Europea e vari paesi nel mondo stanno indagando sulle pratiche fiscali delle multinazionali e in particolare di McDonald’s mentre nel nostro Paese le autorità preposte non hanno ancora avviato un’inchiesta e rischiano di perdere l’opportunità di recuperare risorse da destinare ai cittadini.

Le associazioni di difesa dei consumatori Codacons, Cittadinanzattiva e Movimento Difesa del Cittadino hanno chiesto nuovamente di fare chiarezza sulle presunte pratiche fiscali elusive di McDonald’s con una lettera di sollecito destinata al Ministero dell’Economia e delle Finanze, alle Procure della Repubblica di Milano e Roma, alla Guardia di Finanza e all’Agenzia delle Entrate. Secondo l’esposto, il colosso del fast food potrebbe aver sottratto i proventi delle proprie attività al fisco italiano trasferendo le royalty in Paesi con regimi fiscali più favorevoli (Lussemburgo, Svizzera e Stati Uniti).

A rivelare per la prima volta la condotta della multinazionale statunitense è stato il rapporto Unhappy Meal, pubblicato a febbraio 2015 da una coalizione di sindacati americani ed europei. Lo studio denuncia nei dettagli la strategia adottata dalla multinazionale per eludere le tasse e ha avuto importanti conseguenze in Europa e nel mondo.

In Spagna l’agenzia tributaria ha aperto un’inchiesta contro McDonald’s a febbraio di quest’anno, mentre in Brasile si indaga nei confronti della filiale locale e secondo una recente anticipazione del quotidiano l’Expansion, la Francia avrebbe multato McDonald’s per 300 milioni di euro. Anche in Gran Bretagna parlamentari e sindacati sollecitano da tempo un intervento delle autorità competenti.

Una Commissione speciale del Parlamento Europeo (Taxe) e la Commissaria Margrethe Vestager hanno puntato da tempo i riflettori su tali pratiche elusive. A Bruxelles si è preferito procedere immediatamente: il 3 dicembre 2015 la Commissione europea ha avviato un’indagine formale sul trattamento fiscale di favore che sarebbe stato riservato a McDonald’s in Lussemburgo.

Da tempo le tre associazioni italiane sono in prima linea nel chiedere alle autorità di intervenire, lo scorso 30 settembre 2015 avevano presentato un esposto che invitava le autorità competenti a indagare sulla presunta evasione di circa 74 milioni di euro. La cifra totale che la multinazionale dovrebbe versare alle casse dello Stato si aggirerebbe intorno ai 224 milioni di euro.

Ma alla denuncia non ha fatto seguito l’apertura di un’indagine; le associazioni avevano quindi inviato un primo sollecito a dicembre dello scorso anno, segnalando l’ultima data utile per accertare il comportamento fiscale relativo all’anno 2010. Non essendo intervenuto, il Fisco italiano ha definitivamente perso l’opportunità di incassare oltre 42 milioni di euro di potenziali sanzioni.

McDonald’s non è l’unica multinazionale a essere sospettata di evasione fiscale in Italia. Anche Apple, Amazon e Google sono finite nel mirino del fisco: l’inchiesta più rilevante si è conclusa a dicembre 2015 con il pagamento di 318 milioni di euro da parte della filiale italiana di Google, mentre le altre indagini sono ancora in corso.

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